POVERO CRISTO!

Quando ho sentito la notizia della modifica della preghiera del “Padre nostro”, pur non essendo un credente e nemmeno un praticante (precisazione d’obbligo), non ho potuto fare a meno di fare alcune riflessioni.

La vita giovanile mi ha portato a crescere tra chiese, preti ed oratori ed una cosa certa e sicura, vista e rivista anche in innumerevoli films, era quella che il “Padre nostro” era la preghiera che Gesù ci aveva insegnato.

In un primo momento era sembrato che la richiesta di modifica fosse arrivata dall’attuale papa, ora sembra che la “pratica” sia datata e risalga, addirittura, a Benedetto XVI. Ma in cosa consiste questa modifica? Rispetto alla tradizionale preghiera, la parte dove si chiede a dio di “non indurci in tentazione”, viene sostituita con un più generico “non abbandonarci alle tentazioni”. Leggendo letteralmente il significato del verbo “indurre” la modifica ha un senso: non è, o non dovrebbe essere, il “buon dio” ad indurci in tentazione, bensì il diavolo. Ma se si legge tutta la preghiera e si contestualizza la parte relativa “all’induzione” di dio, si comprende, come si è sempre compreso, che il significato reale fosse un altro.

Quindi perchè cambiare? E di Gesù ne vogliamo parlare? Si era sbagliato? Gesù era stato tentato, se non ricordo male, nell’orto degli ulivi ed a farlo pare sia stato proprio lucifero. Mi pare di poter dire, quindi, che il suddetto povero Cristo avesse tutti i requisiti e la piena titolarità di un curriculum che era stato una vera… via crucis.

Con che diritto e secondo quale delega divina quindi la Cei si permette di cambiare le parole della preghiera che Lui ci ha insegnato 2018 anni fa? Oppure la bibbia è una meravigliosa favola (o fiction come dice Padre Pizzarro) ed allora gli autori possono cambiare i testi, gli attori ed il finale? Delle due l’una, ma non ce lo diranno e come sempre a pagarne il prezzo più alto sarà il solito Povero Cristo.

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