RITA LEVI MARADONA

Premesso che, come molti sanno, sono un appassionato di calcio, moderatamente tifoso della Juventus, nonchè grande estimatore di Diego Armando Maradona e sono consapevole che mi attirerò antipatie e critiche scrivendo questo post, ma non riesco più a tenere dentro quello che ho da dire per quanto accaduto in questi giorni.

La morte del campione argentino ha prodotto un certo sgomento anche in me, se non altro per il ricordo del mio periodo da ventenne che, tuttavia, calcisticamente parlando, non era proprio esaltante.

Ho vissuto l’epopea di Maradona sempre e solo da avversario: nel campionato italiano con la maglia del Napoli e nei quattro campionati del mondo con quella dell’Argentina. Un mondiale lo ha vinto (da solo o quasi), uno lo abbiamo vinto noi, in uno ha pianto e nell’ultimo è stato, secondo me, messo in mezzo e squalificato ingiustamente. Nel 1994 Maradona, 34enne, si era presentato a suo ultimo mondiale in perfetta forma e pronto a stupire ancora una volta ed è ovvio che, sapendo di essere nel mirino della Fifa per i suoi trascorsi, non si sarebbe mai drogato, come poi invece è risultato nel controllo antidoping.

Maradona è stato, senza ombra di dubbio, il più grande giocatore del mondo di tutti i tempi e nella mia personale classifica di preferenze di sempre vengono a seguire, nell’ordine (non a breve distanza): Marco Van Basten e Zinedine Zidane.

Fatta questa lunga ma doverosa e sincera premessa, non posso non dire che si sta esagerando nelle celebrazioni. Giusto dedicargli lo stadio San Paolo, ma grottesco proclamare il lutto cittadino a Napoli. Maradona non era napoletano, è stato fischiato a Napoli nel mondiale del 1990 (com’è giusto che fosse, da avversario), e non è un martire della camorra o un valoroso rappresentante dello Stato morto per mano della malavita organizzata, ma leggo che gli si vuole, addirittura, dedicare una piazza nel capoluogo campano (!!). Sento sermoni, perfino di Saviano (che di solito si occupa di argomenti molto più seri e drammatici), e pare che si stia parlando veramente di un Dio.

Tutto ciò mi appare veramente eccessivo: stiamo parlando di una persona che eccedeva in uno sport. Stop. Poi non credo che la sua vita privata sia stata un esempio: era la sua ok, ma non lo si puo’ dimenticare visto che i suoi tanti errori hanno coinvolto la vita di altre persone.

Diego ha sparso figli ovunque e, spesso, ci sono voluti i tribunali affinchè li riconoscesse. Diego ha avuto rapporti con la camorra ed aveva ogni genere di vizio. Cazzi suoi sì, sono d’accordo. Peccato che questi problemi hanno pregiudicato anche parte della sua vita sportiva e inciso nella vita di tante persone. Non ho nulla contro di lui e mi è molto dispiaciuto per la sua prematura scomparsa, ma da qui a farne quasi un santo da idolatrare ce ne passa.

C’è anche da dire che Maradona è finito nel posto peggiore in cui poteva finire un giocatore di calcio con un carattere debole come il suo (nonostante le apparenze) e portato al vizio ed al facile piacere. A Napoli Diego era considerato una sorta di dio in terra, gli era permesso e concessa qualsiasi cosa e quindi era ovvio che la sua esistenza fosse quella che è stata. E’ brutto a dirsi, ma penso che se fosse finito a giocare in una qualsiasi squadra di livello del nord, molto probabilmente molte delle cazzate che ha fatto non le avrebbe fatte.

Molti motivano quanto sta avvenendo anche legando il Maradona giocatore al Maradona “politico”. Nato povero, vicino ai poveri, colui che ha dato un riscatto alla povera gente di Napoli, amico di Chavez, Morales e Fidel Castro etc etc. Un Maradona di sinistra anche per il suo tatuaggio di Che Guevara, ma quello ce l’ha anche Miccoli…

Il mondo intero vive uno dei suoi momenti più difficili di sempre a causa di una pandemia che sembra non voler finire mai e dobbiamo vedere indecorosi assembramenti a Napoli oltre che in terra argentina, perchè? Perchè è morto Maradona?! Dai, non scherziamo! Manco fosse Rita Levi Montalcini.

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