SIAMO TUTTI MANIACI

Pino Maniaci, il direttore di TeleJato la tv siciliana antimafia il 25 Giugno 2012, a Radio Siani, la radio di Ercolano che trasmette in un appartamento confiscato alla camorra, nell ambito del festival dell' impegno civile. ANSA/CESARE ABBATE/

Siamo tutti un po’ manìaci di qualcosa. La maggioranza degli eterosessuali di sesso maschile, per esempio, lo è nei confronti delle eterosessuali donne, ma ci sono anche manìaci del calcio o di internet o di social, di look o di musica e potrei continuare all’infinito. Ci sono anche i manìaci della “legalità” che esistono,  va detto, perchè il nostro è un Paese sempre più vittima dell’illegalità. In decenni di mafia, camorra, ‘ndrangheta, mazzette, peculati di ogni genere, falsi invalidi (ed anche stavolta potrei continuare per delle ore), è naturale che nasca un “anticorpo” che, in Sicilia, si è chiamato e si chiama “antimafia”. Questa ha prodotto, nel tempo, personaggi di ogni genere: veri oppositori ed anche altri che invece hanno cavalcato la propaganda “antimafiosa” per ottenerne vantaggi politici ed economici.

Tra quelli considerati veri oppositori di “Cosa Nostra”, fino a qualche settimana fa, c’era Pino Maniaci, giornalista e proprietario di “Telejato”,  emittente televisiva di Partinico (Palermo), nota per le sue denunce contro la mafia e che ha reso famoso il giornalista fino alla ribalta nazionale, ergendolo a “simbolo” di tutti quei siciliani coraggiosi che non si piegano alla logica mafiosa.  Insomma il classico: “Siamo tutti Maniàci…siamo tutti Maniàci”, per poi scoprire, forse,  di aver gridato (o scritto) di essere un manìaco (!!), perchè il buon Pino di Partinico, proprio in questi giorni, ha subito un clamoroso provvedimento giudiziario col divieto di dimora a Palermo e Trapani perchè indagato.

Devo ammettere che quando ho letto la notizia non ci volevo credere. Ho pensato, come molti, che si trattasse del classico caso in cui un oppositore dei “poteri forti” viene incastrato per essere screditato in modo tale da non rappresentare più un “pericolo”. Già vedevo i cortei nei vari comuni siciliani in difesa del povero Pino e già sentivo i cori: “Siamo tutti Maniàci ! Siamo tutti Maniàci”. E invece ecco che, alle notizie riportare dagli organi di stampa, segue un video che raccoglie vari momenti delle intercettazioni (ambientali e telefoniche) in cui si scopre un Maniàci assolutamente inedito: arrogante, minaccioso ed assolutamente irrispettoso del prossimo.

Per chi ha conosciuto Maniàci in questi anni, il video è assolutamente sconvolgete, se ne consiglia la visione ad un pubblico consapevole (si fa per dire). Maniàci minaccia il suo interlocutore in merito a delle presunte notizie di indagini su assessori e consiglieri comunali ed estorce, udite udite, 466 euro (ma solo perchè era creditore di 100 euro); poi al telefono con la presunta amante si vanta del suo “potere” e dice che andrà a recuperare qualche altra carta da 50 euro (!!!) ed anche di aver fatto avere un posto di lavoro importante alla sua presunta amante parlando esplicitamente di “minaccia”, e con un certo orgoglio (!); in seguito vi è la parte in cui Maniàci scopre che il marito della sua presunta amante ha ucciso i suoi cani e nonostante sia pienamente consapevole che non si tratti di un’intimidazione mafiosa, cavalca l’accaduto per accreditarsi maggiormente come personaggio pubblico nel mirino di “Cosa Nostra”, tanto da ricevere la telefonata di Matteo Renzi che gli esprime la propria solidarietà. La cosa più divertente (e sconvolgente) è il modo in cui Pino racconta l’accaduto (!).

Trovo tutto ciò tragicomico, non so perchè. Sarà il video con tutte quelle colorite espressioni in dialetto o forse è la scoperta del Maniàci che non ti aspetti. Un uomo che, finalmente, “si sente qualcuno” e scimmiottando i mafiosi che lui stesso ha realmente combattuto (e di questo rimango convinto), assume degli atteggiamenti a dir poco indecorosi. A prescindere dai risvolti giudiziari che avrà la vicenda, penso che Pino si è giocato la credibilità guadagnata in tanti anni di duro lavoro; il suo “esempio” danneggerà inevitabilmente la credibilità di altri che combattono la mafia e porterà molti giovani ad avere sempre meno fiducia nel futuro della Sicilia. Aveva ragione Paolo Borsellino: “la nostra è una terra bellissima e disgraziata”.

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