RIDERE PER NON PIANGERE

Non è colpa di Di Maio, almeno per una volta, ma ammettiamolo: l’Italia, in tema di politica internazionale, ha sempre avuto un peso specifico vicino allo zero ed ovviamente la tendenza non cambia. Ogni tanto, per esempio, ci ricordiamo che l’Egitto ha torturato ed ucciso un nostro giovane connazionale e che, alla faccia del #primagliitaliani, di questo non frega una mazza a nessuno, se non ai genitori del ragazzo o poco più. Eppure l’Italia, ormai da qualche anno, promette “sanzioni e ritorsioni” economiche e politiche nei confronti dello stato egiziano ma, nei fatti, non muove un dito, e si vede. Ora è stato rapito un altro ragazzo (pare accada quasi quotidianamente) che studiava a Bologna ed allora ecco che, all’improvviso, ci risvegliamo e ci ricordiamo anche di Giulio Regeni. Ma a chi facciamo ridere? Proprio a nessuno.

A proposito di ridere, per non piangere, sentiamo parlare in questi giorni delle modifiche ai “decreti Salvini” (impropriamente detti “sicurezza”) e, onestamente, non capisco perchè, pare che ci siano “fibrillazioni nella maggioranza”. Non si capisce il motivo di tali presunte frizioni, considerando che, nella realtà dei fatti, i decreti rimarranno essenzialmente lo schifo antidemocratico che sono, con minime variazioni che, nella sostanza, non cambiano nulla. Leggete questa precisa e dettagliata analisi e capirete che, a parte le differenze comunicative (che si assottigliano sempre di più) tra l’operato della Lega Nord e quello del Partito Democratico c’è veramente poca differenza.

Ma parliamo di cose futili, proviamo a ridere visto che la politica, quella istituzionale intendo, fa veramente schifo. Due parole le volevo dedicare al festival di Sanremo che, causa settimana di influenza, ho visto in maniera integrale o quasi. Complessivamente è stato un bello spettacolo, forse un po’ troppo lungo quello sì, ma comunque gradevole. Promossi, a mio parete, Amadeus e Fiorello che hanno condotto magistralmente, bocciata la perenne presenza (inspiegabile) di Tiziano Ferro che, in alcuni frangenti, ha mostrato i propri limiti canori. Contento della vittoria di Diodato (anche impegnato socialmente) e, sopratutto, della non vittoria di Gabbani che, insieme a “Le Vibrazioni” ed a Rita Pavone, erano quelli che mi facevano cambiare canale. Cosa dire di Piero Pelù? Rimane quello che è stato coi Litfiba, ovvero un grande interprete, ma la canzone “Gigante” continua sulla falsa riga degli altri brani fatti da solista in questi anni, che non mi fanno impazzire. Bravi anche Morgan e Bugo che, al di la di come la si pensi, hanno animato e divertito a loro modo il festival. Pensiero finale a Vincenzo Mollica: il momento del saluto, lo ammetto, mi ha commosso.

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