RIDERE O PIANGERE

Sembrano essere ore febbrili per la formazione del nuovo governo che guiderà il Paese nei prossimi anni ma l’argomento, seppur importante, appare prematuro e parlarne ogni giorno, come se Mattarella dovesse decidere da un momento all’altro, non fa altro che stancare i cittadini che, dopo aver votato, hanno grandissime aspettative. Prima assisteremo l’insediamento dei nuovi parlamentari (23 Marzo) e poi inizieranno i lavori per l’elezione dei presidenti delle due camere. A tal proposito le voci che si rincorrono sono tante (e chissà quante ancora ne sentiremo), ma una che mi ha lasciato basito parla di un accordo tra il M5S ed il Pd. Questi ultimi otterrebbero le presidenze di Camera e Senato in cambio di un appoggio al governo “grillino”. Altre ipotesi parlano di un’alleanza Lega-M5S e così via. Il fatto clamoroso è che, nel caso andasse a buon fine quest’ultima ipotesi, si potrebbe concretizzare una presidenza del Senato assegnata alla più coatta e cafona delle parlamentari: la Taverna. Mi chiedo se i “grillini”, tra i tanti senatori eletti, non abbiamo proprio niente di meglio da offrire per evitare di dare un’immagine pessima del nostro Paese. Speriamo bene: passare da Grasso alla Taverna sarebbe veramente un tonfo.

Guardando la realtà, però, le cose sembrano un tantino più complicate e nessuno vorrebbe essere, in questo momento, al posto del presidente Mattarella. Da una parte c’è il centro-destra che, riconoscendo la leadership di Salvini, dovrebbe muoversi in maniera compatta e non sembrano esserci spiragli di possibili alleanze, nè col Pd e nemmeno coi 5stelle. Il Pd pare invece tirarsi fuori da ogni possibilità di governo: tutti parlano di legislatura di opposizione anche perchè, al momento, ci sono dei problemi interni al partito da risolvere prima possibile.

E poi c’è Di Maio coi suoi adepti “grillini”. Io che li conosco bene vi ribadisco che costoro non hanno nessuna intenzione e neanche la voglia di andare al governo. Se ascoltate con attenzione le loro dichiarazioni pubbliche, tutti dicono la stessa cosa: “Vogliamo essere il pilastro di questa legislatura, vogliamo un governo che sia dalla parte dei cittadini e siamo aperti a tutte le forze politiche“. Tutto ciò, tradotto dal “grillino” all’italiano, significa: “Siamo il primo partito, proponiamo il nostro programma ed il nostro governo e, visto che non abbiamo la maggioranza in parlamento, gli altri ce lo devono votare, altrimenti sono contro la gente“. Lo avete sentito Di Maio contento affermare che, in caso di governo senza di loro, i loro voti triplicheranno? Era sorridente e felice nel dire ciò; oserei dire quasi certo che il finale sarà quello, il finale che Grillo & C. desiderano: altri cinque anni di “dura” opposizione. Anche perchè, come dicevo all’inizio, gli italiani hanno grandi aspettative, tanto che in alcune zone d’Italia, all’indomani dell’esito elettorale, molti si sono recati nei Caf per chiedere il “reddito di cittadinanza” promesso da Di Maio (fino a 1.630 euro al mese se hai anche due figli!) e pare che già molti di loro siano rimasti delusi dalla promessa elettorale non divenuta ancora realtà.

Governare significa mettere le mani nella merda. Significa fare i conti col Pil, con lo Spread e rispondere alle direttive europee. Tutto questo rende pressochè impossibile pensare ad un reddito fisso per tutti i disoccupati, così come diventano pura utopia anche la “flat tax” (del centro-destra) e l’abolizione della legge Fornero, promessa sia dai “grillini” sia dai leghisti.

Non ci resta che ridere. Per piangere c’è sempre tempo e quindi volevo chiudere il post parlando di colui che è, per quanto mi riguarda, il più grande comico italiano vivente: Corrado Guzzanti. L’altra sera ho avuto il grande piacere di rivederlo all’opera in due “pezzi” di un nuovo Padre Pizzarro riproposto nella trasmissione satirica “PropagandaLive”. Straordinario come sempre nella sua comicità forte e sprezzante e nella sua satira pungente ed irriverente. Spero si tratti di un rientro televisivo a tempo pieno perchè, coi tempi che corrono e con questi leader politici, meglio ridere coi comici di professione.

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