QUEI BRAVI RAGAZZI

Silvia Romano, quando viene rapita in Kenya, è una comunissima ragazza di 22 anni. Fa la cooperante volontaria per aiutare il prossimo ma, per una serie di fattori anche casuali, rimane sola e viene sequestrata. Dopo 18 lunghissimi mesi arriva, qualche giorno fa, la notizia della sua liberazione e la ragazza può tornare finalmente in Italia tra le braccia della propria famiglia. Silvia è italiana, italianissima di Milano ma, stranamente, coloro i quali dicono che darebbero quasi la loro stessa vita per difendere gli italiani (prima di chiunque altro) non sono contenti. Attaccano il governo perchè doveva tenere un basso profilo (sì certo, come nel caso dell’arresto di Battisti) e perchè, probabile ma non certo, è stato pagato un riscatto per la liberazione di Silvia. Per non parlare del fatto che la ragazza, nel corso del suo difficile percorso, si sia convertita all’Islam. Un giornalaccio che non voglio neanche nominare ha paragonato il suo ritorno in velo islamico a quello di un ipotetico prigioniero dei nazisti che torna nazista a sua volta: come se il nazismo fosse una religione. La coglionaggine non ha veramente alcun limite. Io un’idea sul perchè Silvia, pardon Aisha, abbia deciso di cambiare religione me la sono fatta.

Un paio di giorni fa, invece, si è ricordato (mai a sufficienza) Peppino Impastato. Per lui, così come per le altre cerimonie e/o manifestazioni, quest’anno niente cortei, passeggiate o canti, ma solamente un ricordo online di chi ha potuto e voluto rimarcare la sua grandezza ed il suo straordinario coraggio. Non so se siete mai stati a Cinisi, ridente (si fa per dire) cittadina del palermitano, io sì. Quando ci sono stato, era il 2009 ed ho vissuto nelle vicinanze per tre anni, l’aria mafiosa la avvertivo nitidamente in certi sguardi o in certi atteggiamenti inequivocabili; pensate a come doveva essere negli anni ’70, pensate a com’era nascere allora in una famiglia affiliata ed immaginate le palle che si dovevano avere per parlare in radio in questi termini dell’Amministrazione e del capomafia dell’epoca. Ecco, Peppino era tutto ciò e neanche di fronte al rischio di morire, come poi purtroppo è avvenuto, ha abbassato la testa. Mai.

A completare il tris di personaggi che, a mio modesto avviso, meritano le citazioni di questo periodo c’è sicuramente Aboubakar Soumahoro, un ragazzo che lotta per migliorare le condizioni lavorative dei braccianti nelle campagne. Un ragazzo che invita i politici a mettere gli stivali e ad andare a vedere che cosa significa lavorare la terra e raccogliere la frutta e la verdura che noi tutti mangiamo. Anche lui, come Peppino e come Aisha, ha messo in gioco la propria vita per combattere in favore di una causa giusta, anche lui, piaccia o non piaccia agli “italianisti”, è un esempio da seguire perchè, se in questo mondo malato, ognuno di noi pensasse anche un po’ agli altri, state certi che le cose andrebbero decisamente meglio. Buona fortuna!

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