POSIZIONI DIFFICILI

Avrei voluto raccontarvi il mio sabato “politico” trascorso tra il confronto tra alcuni candidati alla presidenza della regione Sicilia ed un incontro con Claudio Fava, candidato per la lista “Cento passi per la Sicilia“, ma è trascorsa una settimana e nel frattempo sono successe tante altre cose. Una veloce considerazione però voglio farla: l’incontro con solo quattro dei candidati alla regione era organizzato dal “Forum delle Associazioni familiari della Sicilia” ed infatti, dopo quasi un’oretta, ho iniziato a riconoscere parecchie “sentinelle in piedi” ed è stato automatico decidere di andare via, anche perchè non si trattava di un vero e proprio confronto, in quanto ogni candidato parlava ininterrottamente per venti minuti. Poi, trascinato da un amico militante, sono andato a sentire Fava a San Cataldo che, tra i candidati in lizza, sembra l’unico meritevole di considerazione. Tra l’altro Fava è stata la persona a cui, appena 19enne, ho dato il mio primo voto consapevole, per il “Movimento per la democrazia – La Rete“. Da allora non è cambiato molto ma rimane in lui un “difetto” che non ha modificato neanche col tempo: Claudio Fava è troppo colto, troppo serio e troppo per bene per essere capito dalla maggioranza dei siciliani, per questo motivo, probabilmente, non riuscirà mai a diventare Presidente di qualcosa.

Ma veniamo al vero tema del post, ovvero le presunte violenze denunciate da Asia Argento ad opera del produttore cinematografico statunitense Harwei Weinstein. Ho ascoltato con molta attenzione l’attrice raccontare i fatti, dal suo punto di vista, nel corso della trasmissione “Cartabianca” e non m’ha convinto per niente. Anzi, dopo aver sentito anche le risposte alle domande della giornalista, ho maturato l’idea che il racconto della Argento sia un vero e proprio insulto nei confronti di chi la violenza l’ha subita veramente. E’ certamente vero che, per casi di questo genere, possono anche trascorrere decenni prima di avere la forza ed il coraggio di “denunciare”, ma qui non stiamo parlando di una violenza familiare o di qualcosa avvenuto in contesti particolarmente difficili: siamo “nel mondo del cinema”, la protagonista della vicenda è figlia di un famoso regista ed avrebbe avuto modo, tempo e soldi per denunciare il tutto a suo tempo. Cosa voglio dire? Che un conto è il vissuto di una donna bisognosa che può ritrovarsi costretta a subire, in silenzio, la violenza dal proprio datore di lavoro, un altro è quello di una ragazza ambiziosa e già ricca che, di fatto, accetta le avances di un potente produttore. Per questa seconda ipotesi io trovo una sola e precisa definizione: trattasi di prostituzione.

Non è credibile, a mio avviso, il racconto che narra della povera giovane indifesa, portata in camera con l’inganno ed anche se poi l’orco, come si evince dal suo stesso racconto, le parla a lungo, va in bagno (dove perde certamente del tempo), torna in accappatoio e chiede un massaggio… lei non scappa. Quanti margini per fuggire da una situazione di violenza ci sono in questo racconto? Tanti, tantissimi, eppure Asia rimane lì, in attesa del suo destino ormai segnato (ma da chi?). La descrizione dei presunti fatti è diventata ancora più grottesca quando la conduttrice le ha chiesto se fosse vera la voce di una relazione avuta da Asia Argento con Harwei Weinstein, anche in virtù delle tantissime foto fatte insieme all’uomo negli anni che seguirono la presunta violenza. Ovviamente la Argento ha negato la relazione ed ha descritto delle situazioni in cui il produttore l’avrebbe costretta a fare le foto ai vari festival cinematografici (!!).

Ora l’attrice annuncia querele, ma il suo racconto fa acqua da tutte le parti e non è credibile. Tutti gli attestati di stima e di vicinanza sono, a mio avviso, strumentali, sia che arrivino da altre colleghe, sia che giungano da formazioni politiche più o meno credibili. Bisogna denunciare e condannare ogni forma di violenza degli uomini contro le donne, ma bisogna anche avere l’obiettività di distinguere una brutale violenza da una forma di prostituzione che, Berlusconi insegna, è molto diffusa e che rappresenta un’umiliazione per il genere femminile; una mortificazione che in questo caso viene perpetrata da altre donne che cedono il proprio corpo al miglior offerente ma che poi, all’improvviso, ricordano di essere state stuprate.

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