L’UTOPIA DELL’ACQUA

Ed ora anche a Caltanissetta, tutte le volte che è prevista pioggia, dobbiamo temere, addirittura, di uscire da casa. Personalmente avevo vissuto questo genere di “allarme” durante i miei tre anni di vita a Palermo ma noi nisseni, in collina, pensavamo forse che il “clima tropicale” non avremmo mai dovuto affrontarlo.

Il difficile rapporto tra Caltanissetta e l’acqua è, comunque, datato nel tempo. Ricordo un episodio raccontatomi da mio padre una trentina d’anni fa: manifestazione di piazza per la mancanza d’acqua in città, il corteo arriva all’altezza di “S.Lucia” al grido impetuoso “acqua, acqua….”, si apre la finestra de “La Regina”* ed arriva un enorme secchiata d’acqua (acqua?).

Veniamo da una settima orribile dove, al solo sentire la parola “acqua”, chi più chi meno è saltato dalla sedia. E dire che stiamo parlando di un bene primario di assoluta importanza, della bevanda per eccellenza. A Caltanissetta, però, è arrivato un pauroso uragano mattiniero che ha scoperchiato tetti e sradicato alberi e, quasi contemporaneamente, anche un’intera settimana senza erogazione idrica. Vento, grandine e tanta acqua dal cielo quindi ma l’ormai prezioso liquido (vedi fattura “Caltaqua”) trova sempre più spesso delle falle e degli ostacoli per raggiungere le case dei nisseni.

In tutto questo c’è da fare un’altra festa a San Michele che, dopo averci liberati dalla peste (?), ora ci ha anche dato un grosso aiuto nel far si che la tempesta che ha investito la città non portasse con se delle vittime. Nessuna allerta da parte dell’Amministrazione nissena in quella occasione (!!!); allerta che, invece, è arrivata dopo, quando il Sindaco ha invitato alla massima prudenza ma non ha chiuso le scuole (mah!).

Mentre in città accadeva tutto ciò Ruvolo era a Rochester a rinnovare il gemellaggio tra le due città e da oltreoceano ci faceva sapere che stava pressando “Caltaqua” e che la situazione metereologica era sotto controllo. Poi la sera arrivavano le sontuose “supercazzole” buoniste (e rassicuranti per l’occasione) e tutta la città, in base alla romantica visione di Ruvolo, tornava ad essere fiera, ottimista della (falsa) “partecipazione” e del rinnovo del gemellaggio con Rochester.

Una città fiera (?), molto fortunata per com’è andato l’uragano ma, in quel momento, anche puzzolente visto che una semplice doccia era diventata un’utopia.

* “La Regina” era una signora molto ricca che, si raccontava, era uscita di senno dopo la morte del marito e che era         solita gettare qualsiasi cosa dalla finestra di casa sua, anche soldi…bastava chiamarla “Regina!”.

 

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