CONTRADDIRSI

Avevo scritto il post precedente quasi d’impulso, tant’è che nelle ore seguenti mi era sorto qualche piccolo dubbio ma, come il parmigiano sugli spaghetti, è arrivata la puntata di “Bersaglio Mobile” di venerdì scorso dove ho potuto ascoltare anche “l’altra campana“. Ospite del talk-show di “La7” era infatti Antonio Ingroia che, dopo aver fatto il magistrato, il politico ed il “consulente” di Crocetta (!), si è presentato nelle vesti di avvocato (!!). Ingroia difende infatti proprio Pino Maniàci dall’accusa di estorsione ed allora mi sono detto: “Quale migliore occasione per capire meglio ?“. Purtroppo per lui (e per Maniàci) l’unico argomento dove è riuscito a fornire una mezza spiegazione alle intercettazioni è stato quello relativo ai soldi che il giornalista di Partinico intasca nel video. Secondo Ingroia sarebbero solo i proventi della pubblicità effettuata da “TeleJato” per un negozio di cui sarebbe proprietaria la moglie del sindaco di Borgetto. L’ex magistrato però lascia intendere che non vi sia la fattura, mentre Maniàci sostiene che la fattura c’è; si mettessero almeno d’accordo loro due…

Per il resto la “difesa” di Ingroia è stata un vero disastro: si è concentrata solo sul tentativo di dimostrare l’estraneità all’accusa di estorsione ma niente di valido e di credibile è stato detto per smentire la clamorosa discrepanza tra il Maniàci pubblico e quello privato. Come se non bastasse, Ingroia ha nell’ordine: criticato aspramente la pubblicazione delle intercettazioni (lui ?), accusato i carabinieri di aver incastrato il proprio assistito montando un “videospot” ed infine attaccato anche il lavoro della Procura di Palermo (!!!)… Ingroia, Antonio Ingroia. Proprio lui. Se da un lato ci può stare che l’ex magistrato ora svolge un altro ruolo e deve difendere un indagato, dall’altro non è assolutamente giustificabile che sia necessario sputtanare e rinnegare trent’anni di vita in magistratura e tutta una serie di prese di posizione tutt’altro che “garantiste” che ora, come per magia, sono diventate ultra garantiste.

In tema di contraddizioni evidenti, non posso evitare di parlare di quanto sta avvenendo in questi giorni in due comuni amministrati dal M5S. A Bagheria, dopo le dimissioni di un assessore per problemi di abusivismo, ora è indagata anche il Presidente del Consiglio Comunale Claudia Clemente ma la notizia più clamorosa e certamente quella che riguarda il sindaco di Livorno Nogarin raggiunto dal provvedimento di garanzia alcune settimane dopo un suo assessore. Sarà un atto dovuto ? Nogarin sarà innocente ? Non lo sappiamo. Una cosa sicuramente la sappiamo: il M5S ha sempre sostenuto con forza che “un politico indagato deve farsi da parte, risolvere i propri problemi con la giustizia e poi eventualmente tornare a far politica”. Non è mai stato fatto alcun distinguo per quanto riguarda i reati o le tipologie di indagini e quindi sentire le affermazioni “garantiste” di Grillo, Di Maio e compagnia bella fa veramente sorridere. La tanto sbandierata coerenza dei “cinquestelle” va in frantumi ai primi scricchiolii (il partito di Grillo amministra appena 16 comuni in tutta Italia) e questo è molto indicativo pensando a tutte le “certezze quotidiane” che i rappresentanti del M5S sembrano avere, senza se e senza ma. Eppure è proprio un altro sindaco del M5S che sembra nutrire dei dubbi su quelle che sono le scelte dei vertici (!!) del M5S in queste ore.

Insomma nessuno si dimette. Si attendono gli sviluppi delle indagini e si sputtanano 10 anni di “onestà, onestà” come se nulla fosse. Il grande bluff continua.

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