PRIMA DELLE ELEZIONI

Se non fosse che lo hanno fatto in fretta e furia e che quindi si rivelerà solamente un’elargizione di soldi a fini elettorali, il cosiddetto “Reddito di Cittadinanza” ha una sua ragione di esistere. Come idea di giustizia sociale, infatti, non può essere sbagliato dare un minimo contributo statale a chi ha zero o quasi ma, come si dice, la gatta frettolosa fa i gattini ciechi, e siccome il governo aveva fretta di approvare i cosiddetti “provvedimenti bandiera” in tempo per le elezioni europee, ne è venuta fuori una mezza stronzata. Sicuramente, per come è stato strutturato e per il poco tempo di preparazione (scelta del governo), non sarà così semplice trovare tre lavori per ognuno dei circa cinque milioni di potenziali richiedenti (ci sono quindici milioni di posti di lavoro in giro per l’Italia?). Si era anche detto che i centri per l’impiego sarebbero stati potenziati e riorganizzati ma, sempre a causa di “urgenze elettorali”, questo non avverrà e la macchina del RdC si metterà in moto con gli attuali centri.

Tra l’altro questi quindici milioni potenziali di posti lavoro da proporre a chi percepirà il reddito dovranno essere cercati e proposti da dei precari, i cosiddetti “navigator”. Si tratta di persone che verranno assunte a tempo determinato e che dovranno cercare il lavoro ad altri (!!). Chi saranno? Con che criterio e competenze verranno assunti? Per curriculum? Come fanno da sempre i “grillini”? (!!!)

Altro punto: i numeri sono molto incerti. Il governo ha già fatto sapere che, nel caso in cui gli aventi diritto al RdC superassero le previsioni, verrà utilizzato comunque lo stesso capitale disponibile. Cosa significa? Che se, per esempio, ad avere i requisiti saranno sette milioni e non cinque, ad ognuno andranno poco meno di 560 euro e non più 780. Sorpresa! Poi, nei vari talk show, quando viene fatto notare ad un “grillino” che forse i soldi non basteranno, questi risponde, con la solita spocchia, che “nessuno o quasi prenderà a lungo il RdC perchè gli verrà trovato un lavoro prima”. Per poi però sentir dire, ad un altro o anche allo stesso “grillino” di prima, che per le aziende che assumeranno persone che percepiscono il RdC, ci sarà uno sgravio fiscale di 780 al mese. Ovviamente delle due l’una.

In Italia, per chi non lo sapesse, esisteva già qualcosa di simile: la cosiddetta carta R.E.I. Bastava rimodulare quella con le nuove disponibilità economiche (in deficit) dell’attuale governo e, soprattutto, bastava temporeggiare il giusto ed organizzare meglio tutto prima di partire. Verificare meglio i numeri e riorganizzare i centri per l’impiego che così come sono oggi, non sono nelle condizioni di trovare nemmeno i “navigator”. Ma ovviamente il governo “grilloleghista” non poteva utilizzare uno strumento già in uso, doveva farne uno nuovo e subito.

Se a tutto questo aggiungiamo che dei tre che hanno presentato il “decretone” (con “RdC” e “Quota 100”) solo due lo portavano scritto sul cartello per fare la foto, la frittata è fatta. Ovviamente non si è trattato di un errore di Casalino, ma di una scelta ben precisa da parte di Salvini di voler prendere le distanze da un provvedimento che il “suo” nord non vedrebbe bene. Se già un ministro del governo che ha fatto il RdC ne prende le distanze, beh direi che non si parte coi migliori auspici, anche al netto di quanto esposto sopra.

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